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Festa del Duca 2016

CONCLUSIONI FESTA DEL DUCA 2016
a tutti i soci di Salicevivo ed anche ad altri

 

Volevo scrivere qualcosa sulla Festa del Duca di Urbino di quest’anno ma…la voglia… il tempo… l’ispirazione…
La voglia ? lo volevo fare quindi la voglia c’era.
Il tempo… tutte scuse… L’ispirazione? Ecco era proprio questa che mi mancava !
Ed è arrivata.
Grazie ad una bella chiacchierata fatta questa mattina con una persona che conosco.
Ed eccomi qui.

Vi parlerò del gioco, un gioco per divertire, per stare bene, un gioco educativo, un gioco per crescere, un gioco con delle regole da seguire, insomma, un gioco con la G maiuscola.

Definizione di gioco:  (di proposito rubata all’enciclopedia dei ragazzi )
–  attività fondamentale per gli esseri viventi
–  possiamo dilettarci a cambiare le regole di un gioco però una volta stabilite dobbiamo impegnarci a rispettarle.

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Sono due le condizioni basilari che permettono di distinguere il gioco da altre importanti attività umane.

–  la prima, deve trattarsi di una libera scelta (possiamo stabilire autonomamente quando iniziare e quando interrompere un gioco); – la seconda riguarda la finalità: il divertimento (ci mettiamo a giocare con l’obiettivo principale di trascorrere un po’ di tempo in maniera piacevole).

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A questo proposito, dobbiamo considerare che ciò che fa di un’attività un gioco non è il tipo di azione che compiamo, ma lo spirito con cui la svolgiamo.

Per svolgere un’attività di gioco dobbiamo avere a disposizione delle specifiche risorse. In particolare servono: dei materiali da maneggiare (salici), dei compagni da coinvolgere (soci e appassionati), un regolamento da seguire (uno statuto), alcune competenze a cui attingere (maestri, viaggi, libri), e, infine, il tempo, la voglia (e ci risiamo) e uno spazio adeguato… Non è necessario però possederle proprio tutte.

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Si ho trovato la giusta definizione di cio’ che mi frullava in testa, per quello che mi riguarda devo dire  che grazie al mio lavoro ho giocato buona parte della mia vita, grazie alla mia casa ho continuato a giocare, grazie alle persone di cui mi circondo il gioco continua…altrimenti  non vale… ( come si dice appunto nel gioco )
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La festa del duca ?
Bene abbiamo chiesto aiuto e l’aiuto e’ arrivato numeroso, tutto ha funzionato….nonostante la mancanza della famosissima colonna romana… certo, ci sono alti e bassi, nella nostra associazione, ma non dimentichiamo mai l’obiettivo :  giocare a intrecciare e a mantenere viva questa bellissima tradizione, pochi o molti a me non importa, l’importante e’  convinti !

Viviana

P.S.: domenica sono andata a Iesi ad un mercatino, i più interessati ai cesti e alle mie mani che lavoravano… erano i bambini.

Ciao

SALICEVIVO APPRODA IN SARDEGNA

SALICE VIVO approda in sardegna

Invitata dalla Proloco e dal Comune di Santa Giusta (Oristano), una nostra delegazione ha partecipato alla famosa manifestazione IS FASSOIS che ogni anno si svolge sulle rive dello stagno locale.
L’evento unico del suo genere vede protagonisti i fassoni una tipica imbarcazione realizzata con erbe palustri (lisca e giunco) che veniva utilizzata in laguna e nelle paludi vicine per la pesca col palamito, con le nasse, con le reti.

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Ambientata all’interno di un bellissimo boschetto di eucalipti la festa si svolge nell’ultimo fine settimana di agosto e richiama gli artigiani del Campinese con i loro manufatti. Quest’anno si e’ voluto abbinare all’arte della costruzione dei fassoni anche gli intrecci nell’espressiva arte dei cesti.
I nostri soci Caio ed Elis sono stati pertanto invitati ad esibirsi nella costruzione del loro cesto tradizionale della Lessinia veronese affiancandoli ad un cestaio locale che intreccia l’olivo e la canna.
L’ospitalità sarda ha dato il meglio di se offrendo tutta l’assistenza necessaria affinché le dimostrazioni avvenissero in contemporaneità alle tradizionali sfilate  dei regatanti in costume tradizionale di Santa Giusta.

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Inoltre i cestai hanno potuto socializzare con gli organizzatori ben guidatj dall’instancabile Vittorio presidente della proloco locale sedendosi al loro desco per gustare i prodotti che lo stagno offre : anguille, muggine, granchi e bottarga.
I numerosi partecipanti alla festa hanno cosi potuto conoscere dei manufatti diversi dai loro  fatti con materiali vegetali a loro perlopiù sconosciuti.
Di per contro la nostra delegazione ha conosciuto nuove modalità d’intreccio che andranno ad arricchire il patrimonio culturale della nostra associazione.

Molto gradito l’invito del sindaco di Castelsardo che ci ha proposto di visitare il famoso museo dell’intreccio dell’omonimo paese.
L’incontro ufficiale con il dottor Nicola Russo direttore del museo ha potuto svolgersi qualche giorno dopo la regata de Is Fassois durante il quale vi è stato un proficuo scambio di informazioni tra le diverse forme della cesteria sarda e quella continentale.
Il museo è stato ricavato all’interno del castello medievale e contiene un patrimonio della cesteria mediterranea. Come Associazione abbiamo donato al museo un nostro cesto, un manuale che narra la sua storia nonché le modalità per l’intreccio.
Il direttore ha contraccambiato regalando per il nostro piccolo museo un bellissimo cesto tipicamente costruito con fieno marino e rafia, che arricchirà la nostra ben nutrita raccolta di cesti.

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La pubblicità cartellonistica e mediatica fatta all’evento ha inoltre richiamato altri cestai che da altre località (Cagliari ed Olbia) che  hanno così potuto confrontarsi con i nostri cestai.

Da questo evento pensiamo possa continuare anche per il futuro una collaborazione che porti la nostra associazione ad affermarsi ancor più a livello nazionale quale promulgatrice di un’arte antica che, se ben conservata attraverso l’intreccio continuo di esperienze così culturalmente diverse ne scongiuri la cancellazione dalla memoria delle popolazioni che ci succederanno.

Caio il Cestaio

Intrecciare nuove conoscenze

SALICEVIVO e l’arte di intrecciare nuove conoscenze

Mi sono imbattuto nell’arte dell’intreccio una sera che cercavo informazioni sui salici tramite internet. Frequentavo da diversi anni
Facebook e su questo social network ho incontrato Betta Calzini, un’instancabile intrecciatrice di Urbino.
Non so se credere o meno alle coincidenze ma in questo caso mi sembra proprio che valga la pena di crederci. Io cercavo delle talee di salice e lei, con il suo bel sorriso che connotava la sua bontà d’animo, guarda caso le coltivava in vaso e si rese subito disposta a regalarmele.

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Chattammo per alcune serate dopodiché ci mettemmo
d’accordo per incontrarci ad Urbino dove mi avrebbe dato le tanto sospirate talee di salice da piantare nel mio “Sito dei sogni” in altavaltramigna nella Lessinia orientale.Dopo quell’incontro ne seguì un altro dove venni invitato insieme a mia moglie Elis, ad una serata presso “la casa delle vigne”un centro di educazione ambientale dove si stava svolgendo un corso di cesteria. Li conobbi Viviana Reggiani, Enzo Fucili, Carlo Borghi ed il resto dell’Associazione Salicevivo.

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Mi si aprì come d’incanto un nuovo mondo fatto di gesti antichi e di saperi quasi dimenticati dall’uomo: l’arte dell’intreccio. Dopo di quell’incontro nulla più fu come prima. La passione dell’intreccio ci prese a tal punto da spingerci a sperimentare nuove tecniche e nuovi materiali oltre al cesto della Lessinia che già sapevo fare. Il nuovo cesto marchigiano ci intrigava grazie agli insegnamenti degli
urbinati. La ricerca dei materiali e la conoscenza delle nuove varietà di salici ci permise di utilizzare materiali prima sconosciuti e soprattutto ci stimolò ad “imbarcarci” in nuove avventure come la frequentazione di feste e fiere paesane dove poter sfoggiare la neonata passione per l’intreccio.

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Venimmo invitati altre volte ad Urbino dove l’ospitalità di Viviana e Marco superava ogni aspettativa per degli amici appena conosciuti. Nel loro stupendo casolare del ‘400 situato sulle colline a ridosso di Urbino vige un unico e condiviso modo di vivere: fare della cultura dei saperi una ragione di vita (compresa l’arte dell’intreccio).
Ora che io ed Elis siamo diventati “cestai per passione” siamo stati fagogitati dalla Ringaja, il gruppo storico degli artigiani della montagna veronese, e giriamo con il nostro laboratorio itinerante di paese in paese facendo conoscere quest’arte che rischiava di scomparire.

Organizziamo corsi di cesteria ovunque ci chiamino e la soddisfazione che proviamo nell”avviare nuovi adepti all’intreccio è grande. Ma tre volte all’anno, cascasse il mondo, dobbiamo tornare laddove ci è stata data la possibilità di iniziare un percorso di apprendimento praticamente infinito perchè inesauribile: Urbino.

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Con i suoi momenti gioviali della capatura, con “mani che intrecciano” che ci permette d’incontrare cestai di altre regioni, e con la Festa del Duca di ferragosto dove per tre giorni in abiti medievali diamo il meglio di noi cestai intrecciando ed esibendo i nostri manufatti nel centro d’Urbino dando la sensazione ai visitatori di rivivere quel periodo storico illuminato  che l’ha portato ad essere centro d’interesse per l’arte e la cultura.

Caio il cestaio

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 URBINO 18 E 19 GIUGNO 2016

E’ circa un anno e mezzo che frequento  il gruppo facebook “L’arte dell’intreccio“, mi ero appassionata un paio d’anni prima a questa arte antica e intrigante riuscendo finalmente a farmi insegnare come creare un panaro da un signore gentile del paese in cui abito.

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Ma mi ero fermata a quella piccola e grande tradizione locale. Quando Giuseppe Munforte mi ha introdotto a questo gruppo e al salice, materiale principe degli intrecci, che sconoscevo completamente, ho iniziato a divertirmi e ad imparare tante cose diverse non possibili con altri materiali e impossibili senza maestri.

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Il gruppo facebook fa capo all’associazione SaliceVivo, è grazie alle persone che ne fanno parte che non mi sono fermata più ad intrecciare (partecipando anche a un corso di zarzo condotto da Nico Solimano a Roma, nel 2015) ed è grazie a loro che ho conosciuto un mondo di persone che amano questo mestiere e vogliono diffonderne l’esperienza, nella condivisione generosa dei saperi, saperi che si stanno perdendo.

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Siamo partite dalla Sicilia io e mia figlia per partecipare a questa edizione di Mani che intrecciano, organizzata da SaliceVivo, molto onorata di essere stata invitata, e ospitata per giunta, e contenta di poter conoscere in carne e ossa le persone a cui devo tanto.
Non è facile raggiungere Urbino con i mezzi pubblici, ma ne è valsa la pena: la cornice di questo centro rinascimentale rimasto chiuso nel suo spazio (anche se le sue funzionalità sono stravolte) è incantevole e spiega la nascita proprio qui di questa associazione.

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Sono state due magnifiche giornate, passate gomito a gomito con molti degli intrecciatori che conoscevo solo telematicamente, provenienti da molte parti di Italia, ognuno con la propria ricchezza e complessità. Dalla Sicilia, Calabria, Lazio, Marche, Campania, Umbria, Veneto…dalla Catalogna, tante piccole e grandi esposizioni dei propri lavori e dei propri saperi: non solo cestai dei più vari materiali, anche intrecciatrici di carta, impagliatori di sedie, tessitori, ricamatrici di tombolo, hobbisti e non.

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Il tempo è passato veloce, nel timore di una pioggia sempre minacciata, conoscendoci, ascoltandoci, pranzando e cenando insieme.
Quando l’atmosfera il primo giorno  ha iniziato a riscaldarsi, già Sofia, mia figlia, stava sperimentando il telaio a tavolette, sono iniziati i laboratori spontanei  e, disordinatamente, in armonia abbiamo più o meno tutti imparato l’intreccio a nodi del crino marchigiano nelle sue declinazioni diverse, tra cui la spirale, subito appresa anche da Sofia curiosa di tutto.

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In mezzo alla piazzetta circondata dal portico riempito di tutti quei manufatti è comparsa una bella damigiana ed ha avuto inizio un bel lavoro a più mani inaugurato dalla base fatta con estrema maestria e precisione da Nico. Uno dopo l’altro ci siamo alternati nell’intreccio di questo mostro di vetro…continuando, almeno io, ad imparare.

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La domenica, iniziata all’insegna di una lieve pioggerellina, ci ha poi sorpreso con una bella luce d’estate e tanta nuova energia…e così alla mia richiesta di poter comprendere l’intreccio della paniera celtica ecco che parte un nuovo apprendimento attorno a un tavolo seguita da Enzo, per ore concentrata sulle mani e sulle loro azioni e quei legni  a cui possiamo far fare molto molto, prendendo appunti, facendo foto. I curiosi che passano e guardano e poi ritornano e vogliono provare.

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E così la piazzetta si riempie di persone sedute a terra a capannelli, diventa teatro di tanti scambi, anche persone di passaggio si fermano a passare qualche tempo ad imparare l’arte antica di fare. Sofia rispiega e trasmette quello che aveva appena imparato ad altri bambini e non solo, e il tempo scivola via.
Siamo tornate a casa contente e soddisfatte. Ho trovato persone amiche generose e disponibili. Una piccola comunità che condivide una passione e che crede di doverla far conoscere  e diffondere non per lucro, ma per il bene del mondo che si allontana sempre più dalla materia che lo circonda e che quella materia non sa più manipolarla.
Ho avuto conferma che stare insieme è importante, ci si sente più forti e meno pazzi e si partecipa di un apprendimento continuo, non solo di quello che non si conosce ma anche di quello che già si sa.

Grazie!

Silvia Onofri

Festa del Duca Urbino

Festa del Duca Urbino

Festa del Duca – Urbino

Anche quest’anno, il 13-14 e 15 agosto 2016,  Salicevivo parteciperà a questo grande evento: Festa del Duca a Urbino

L’ Associazione Rievocazioni Storiche – Urbino Ducale, fondata nel 1982, è l’Associazione più antica della nostra città. Gran parte dei cittadini urbinati, durante questi trent’anni, hanno fatto rivivere, nella terza domenica di agosto, la prestigiosa “Corte Ducale” ed hanno rianimato i palazzi severi, i vicoli tortuosi, le suggestive piazzette di questa culla del Rinascimento Italiano e patrimonio dell’umanità che ritrova così suoni e immagini di un passato nei fatti sempre presente.

La festa del Duca è nata nel 1982 in occasione del centenario della morte del Mecenate Federico da Montefeltro. Gli antichi splendori di Urbino all’epoca dei Montefeltro vengono rievocati intorno al Palazzo Ducale con: musicisti, acrobati, giocolieri e danzatori. Ai quali fanno seguito prove di destrezza da parte di sbandieratori, tamburini e balestrieri.

Ad essere coinvolto nel clima rinascimentale è l’intero centro storico che trascorre tre giornate tra artigiani, mercatini a tema e laboratori.

Come da tradizione, la figura del Duca, grande mecenate e cultore di tutte le arti, sarà ricordato attraverso la musica antica, il teatro, la danza, e le mostre.

visita la pagina ufficiale FESTA DEL DUCA URBINO su facebook
vai all’evento Festa del Duca 13/14/15 agosto 2016

Corso impagliatura – PAGLIA DI VIENNA

Corso di impagliatura sedie – paglia di vienna

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DOMENICA 12 GIUGNO 2016

Presso la sede di Salicevivo, in Via San Giacomo in Foglia, 4 Urbino domenica 12 giugno 2016 dalle ore 9.30 alle 18, corso intensivo dedicato all’impagliatura di sedie con la paglia di Vienna.

Durante la giornata verrà impagliato, facendo i disegni tipici di questa tecnica, un telaio quadrato da 100 buchi.

Data: 12 giugno 2016
Sede: Urbino, via S. Giacomo in Foglia, 4
Numero partecipanti: 5 minimo, 10 massimo
Costo: 50 euro
Comprende: telaio, paglia, attrezzi, maestro.
Non comprende: pranzo. Per il pranzo è previsto che ogni corsista porti una pietanza da condividere con tutti gli altri.
Il lavoro terminato resterà al corsista.
Per info e prenotazioni chiamare al 3405753502

Corso impagliatura – CORDINO CLASSICO

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Corso di impagliatura sedie – tecnica classica con cordino

DOMENICA 13 GIUGNO 2016

Salicevivo organizza un corso di impagliatura sedie, con tecnica classica (utilizzo del cordino). Il corso si svolgerà presso la sede Salicevivo a Urbino, in via S. Giacomo, 4, tre serate dalle 20.30 alle 23.30, per un totale di 9 ore.

Data: 13-14-15 giugno 2016
Sede: Urbino, via S. Giacomo in Foglia, 4
Numero partecipanti: 5 minimo, 10 massimo
Costo: 40 euro
Comprende: cordino, attrezzi, maestro.

Non comprende: telaio della sedia. Se il corsista ne è sprovvisto, è pregato di avvisare al momento dell’iscrizione, Salicevivo vedrà di procurarne uno.
Il lavoro terminato resterà al corsista solo se la sedia è di proprietà, nel caso in cui la sedia sia stata procurata da Salicevivo, la sedie resta di proprietà di Salicevivo.
Per info e prenotazioni chiamare al 3405753502

Vallabrègues

Festa della cesteria di Vallabrègues

 

vallabregues01Dopo un lunghissimo viaggio – quasi infinito – da Urbino a Vallabrègues, eccoci arrivati. Siamo un gruppo di soci dell’Associazione SaliceVivo venuti a partecipare alla “Fête de la vannerie” a Vallabrègues, un piccolo paese di poco più di 1000 abitanti nella regione della Linguadoca-Rossiglione della Francia.
È un paese che si dedica alla cesteria: botteghe, produttori di salice e perfino un museo (il “Musée municipal de la vannerie et de l’artisanat”). Tutto qua parla di un antico mestiere più vivo che mai.vallabregues02
L’incontro si svolge in un bel parco con piante di acero centenarie che, nonostante la loro mole, non riescono a fornire riparo ai visitatori dal duro sole di fine agosto. Il parco è rigorosamente recintato con staccionate di vimine: dentro si trovano le strutture che ospitano gli espositori, un bar, un piazzale con tavoli, sedie e un punto di ristoro… è un luogo di incontro dove per primo salutiamo un nostro maestro, Philippe Guerinel, che negli anni passati è venuto nella sede di SaliceVivo ad Urbino a fare dei corsi.
vallabregues12Torniamo agli espositori. Mi rendo conto, guardandoli, che il luogo d’incontro è anche opportunità di confronto e scoperta di quanto ancora devo imparare.
Faccio alcune considerazioni: perché i loro cesti sono più belli dei nostri? Forse perché hanno un materiale di intreccio diverso, più lungo, tutto uguale di dimensione, svariati colori, ciò rende il cesto più armonioso. E c’è una grossa differenza tra noi e loro: mi trovo davanti a professionisti della cesteria, mentre noi non faciamo cesti per mestiere.

In Francia c’è una forte tradizione di cesteria, molto maggiore rispetto all’Italia. Le persone usano i cesti per fare la spesa, nei negozi espongono i prodotti in cesti locali. A Vallabrègues si respira questa tradizione camminando per le strade del paese e notando, per esempio, nei giardini delle case la vasca in muratura per mettere in acqua i vimini.

Girando tra le bancherelle della festa, vedo cesti piccoli, grandi, di forme strane; un espositore ha una montagna di cesti bianchi tutti uguali; un artigiano tedesco lavora continuamente sotto il sole, le sue mani sembrano una macchina impostata per una produzione automatica, tanto è veloce e preciso, sforna cesti anche di una certa complessità in poco tempo: il risultato è impeccabile. Niente da dire!

Un signore anziano di nome Leo, catalano, seduto al centro di uno slargo propone laboratori. Intorno a lui i bambini fanno cestini semplici con il midollino, che – mi spiega – è il cuore del rattan.
Si è tenuta un bellissima sfilata storica su i cestai del paese, con carrivallabregues16 traboccanti di cesti, trainati da cavalli; le donne e gli uomini in costume tipico dei primi del ‘900, quando il mestiere di cestaio era praticamente l’unico nel paese.
Non poteva mancare la visita al Museo della cesteria e dell’artigianato dove in mostra ci sono tutti i tipi di attrezzi usati per l’intreccio -rigorosamente in legno-, cesti di ogni fattura, foto e filmati d’epoca.
vallabregues17Vallabrègues è un’esperienza molto interessante per gli stimoli nuovi, nuove forme, tecniche straordinarie e materiali bellissimi: vi consiglio di andare almeno una volta  alla Festa della cesteria. È una gran bella esperienza!

Liberamente tratto dalla relazione di Carlo Borghi al ritorno dalla Festa di Vallabrègues

Severino Todari

“Riné” Todari, 75 anni di mestiere

Severino “Riné” Todari è l’indiscusso maestro del crino marchigianocrino marchigiano (o crina, a seconda delle zone), ha imparato da suo padre quando era bambino e ha fatto crine e crinelle per tutta la sua vita, oramai sono 75 anni di “mestiere”: un’istituzione. Io ho avuto il piacere di incontrarlo un paio di volte negli ultimi anni, l’ultima qualche giorno fa quando siamo andati a trovarlo a casa sua a San Lorenzo in  Campo.
Complice la bella giornata, ci aspettava sulla strada, col suo bastone e ci ha apostrofato: “stavo facendo un giro, non arrivavate mai!”. Severino, da quel che lo conosco è così, diretto e onesto, uno cui piace la battuta e te la dice con l’occhio che già ride.

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Entriamo nel laboratorio e immediatamente ci accorgiamo che, nonostante l’età e gli acciacchi, ancora lavora e tanto. Sulla parete
ci sono appesi ad asciugare cesti da pesca e crinelle alternati in bell’ordine, sul tavolo sottostante panari e cesti elaborati.
Sedie di legno con sedute rifatte in salice bianco stanno sparse un po’ ovunque, il camino è acceso e gli attrezzi sono sul bancone
da lavoro (assieme ad un fondo rotondo di salice bianco ben stretto nella morsa): li ha affilati in attesa del nostro arrivo, pensava  volessimo lavorare con lui e ce li ha preparati.

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Un gesto gentile di una persona gentile che ha sempre condiviso con piacere le sue conoscenze con tutti quelli che hanno chiesto di imparare. Già perché Severino è una di quelle rare persone che è felice di insegnare tutto quello che sa, un maestro nel vero senso del termine, competente e saggio, ma al tempo stesso di un’umiltà disarmante: cosciente che l’arte della cesteria è un patrimonio immenso, è sempre curioso di farsi mostrare tecniche o materiali che lui non conosce, e ti osserva e ascolta con attenzione, facendoti domande mirate e finendo per capire e imparare nel giro di pochissimo tempo.

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Abbiamo passato un’oretta a guardare i suoi lavori chiacchierando di lui, di tecniche e di materiali, Daniela gli ha chiesto dove avesse imparato a fare certi motivi che ricorrevano nei cesti ancora freschi in bella mostra sul bancone e lui con aria sorniona le risponde che quelle sono “todarate”, ovvero invenzioni tutte sue, viste chissà dove  e rifatte con estrema sapienza. Lo stesso è per le sedute in salice bianco, ha preso l’abitudine di rifare col salice quello che tutti gli
altri fanno con la corda!

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Scendiamo in cantina a vedere il salice raccolto e messo a bagno in attesa che sia il momento di sbucciarlo. Da qualche anno è il
genero che pota i salici per lui, Severino non deve fare sforzi, anche se scopriamo dai simpatici battibecchi con Maria, sua moglie, che Riné non è così ligio come vorrebbero… “faccio quello che mi sento e che ho voglia di fare… perché, se non ho voglia di fare una cosa che non mi va giù, manco morto!” e ride, con Maria che lo redarguisce perché comunque ne fa troppe. Sono insieme da 58 anni e sono bellissimi da vedere, lui sereno e tranquillo, lei si agita e va in confusione. Lei dice una cosa e lui obbedisce facendo un po’ come vuole… e sorridono. Sorridono tanto, lui fa battute e lei ammette che fa “cagnare a fondo perduto”, nel senso che tanto sa che è un gioco di equilibri e a volte vince e a volte no.
Saliamo a prendere un caffè, Severino e Maria hanno una bella famiglia, figli, nipoti e pronipoti, le cui foto stanno sparse un po’
dappertutto, persino su un cuscino. Ai muri alcune foto dei “momenti di gloria” di Severino (la partecipazione a Geo&Geo) e il
premio che gli abbiamo dato noi lo scorso anno. Si chiacchiera e lui ci racconta della sua vita, è sereno e felice di quel che ha fatto e di quel che ha costruito col suo lavoro, un uomo in pace con se stesso e col mondo. “Severino, il momento più bello?” chiede Viviana, e lui ci racconta che la più grande soddisfazione della sua vita è stata quando riuscì a trasferirsi in quella casa e in quel podere e portando con lui suo padre anziano e malandato.

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Il primo anno che si trasferirono, avendo piantato già la vigna mentre tiravano su la casa, poterono fare la vendemmia e nonostante le difficoltà Riné volle portare il padre in cima alla vigna sulla sommità della collina dietro casa e da lì suo padre, mezzadro per tutta la vita, vide e si rese conto che quell’uva e quella vendemmia erano finalmente tutte loro. Questo e altri ricordi di famiglia sono le medaglie di cui Riné va giustamente fiero.

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Alla domanda di Daniela: “Ma Severino, voi, cos’è che desiderate adesso?” lui ridacchia guarda fuori della finestra e risponde: “e che desidero? Di vedere il mondo non è cosa, tanto lui va avanti senza di me. Vedi, io mi metto qua, guardo San Lorenzo… di giorno vedo le case… di notte le luci… e che desidero?” e ti sorride. severino025Un uomo sereno, felice di quel che ha, fiero di quel  che ha fatto,  curioso di imparare ancora come pochi, sempre disponibile, in definitiva un gran maestro e una gran  persona, perché come dice un mio amico catalano “non puoi essere uno se non sei prima l’altro”.

Betta Calzini

Severino a Mani che Intrecciano 2015

Corso di cesto Catalano

Il Cesto catalano – CISTELL DE BOLETS
Novembre 2013

Nel mese di novembre 2013, l’Associazione SaliceVivo ha organizzato un corso sul più tradizionale dei cesti catalani: il “CISTELL DE BOLETS”, cioè il cesto per funghi della regione spagnola della Catalogna. Il corso si è tenuto nella sede di SaliceVivo da Josep Mercader e sua moglie Magda, con la partecipazione di numerosi soci.

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Il cesto per funghi o “cesto catalano” – come viene chiamato in Italia – è un cesto ovale, di salice e canna nella sua variante più tradizionale, con un fondo a griglia (cul de queixal) che è più rotondo e piccolo rispetto alla bocca del cesto, che tende ad essere ovale. Il manico, di solito, è “posticcio” e avvolto da vimini: un’arco di salice grosso che è ricoperto da alcuni montanti.

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Si tratta di un cesto veramente robusto e polifunzionale: non solo per funghi ma anche per fare la spesa, raccogliere frutti dall’orto e altri “lavori” gravosi.

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Josep Mercader è un professionista della cesteria; i suoi lavori spaziano dalla cesteria tradizionale alle architetture con materiali vegetali.

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Sua moglie, Magda, si dedica anche lei alla cesteria, intrecciando e sperimentando materiali diversi, ad esempio ceramica e salice.

Sia per i partecipanti, sia per i docenti che hanno tenuto il corso, si è trattato di un’esperienza unica ed eccezionale a livello professionale e personale.

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Per sapere di più su quanto realizzato in questo corso potete consultare l’articolo sul blog di Josep Mercader

leggi anche “Prima del cesto“, riflessioni di Valentina Spinetti