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Basketry in the Farm

Basketry  in the Farm
6 – 9 settembre 2018

 

In collaborazione con “AGRITURISMO LA BADIA

Informazioni sul workshop

La cesteria è un’arte artigiana antichissima, nata prima della tessitura e della ceramica, che  è arrivata ai nostri giorni senza subire processi industriali e di meccanizzazione. Si intreccia oggi come si intrecciava  mille anni fa.
Ma  oggi i cesti  oltre ad essere oggetti dai tanti usi comuni arricchiscono le nostre case come ricercati complementi di arredo.
Realizzare un cesto è una attività artigianale di grande soddisfazione, che  conduce a tempi e ritmi che la nostra società ha quasi dimenticato: perchè non prendersi una pausa per rilassarsi avvicinandosi ad un antico mestiere?
Il workshop proposto è articolato in un modulo di tre giorni ed è consigliato a chi già pratica questa arte artigiana.

In questi tre giorni potrai approfondire le conoscenze e realizzare ( compatibilmente con la tua  manualità ) manufatti diversi e applicare tecniche d’intreccio provenienti da diverse tradizioni europee come il tradizionale cesto catalano da funghi, una borsa in salice con tecnica di intreccio donkey windows tipico irlandese e/o un cesto con la tecnica delle nasse da pesca. Il tutto lavorando prevalentemente salice coltivato nell’azienda agricola La Badia e altro materiale locale, quale la canna.
Durante il workshop potrai rilassarti nella piscina  dell’agriturismo e fare passeggiate lungo il sentiero  che conduce al fiume e nel bosco, potrai visitare l’Oasi faunistica La Badia  e recarti nella vicinissima Urbino; oppure scoprire un territorio ricco di rocche, torri e castelli (San Marino, San Leo, Gradara, tutto il circuito storico del Montefeltro ) o recarti al mare che dista meno di 30 chilometri.

Insegnante: Nicola Solimano

Sono un artigiano italiano che si dedica all’arte dell’intreccio. Lavoro soprattutto con materiali naturali e in particolare con il salice – il “vinco”, come lo chiamano ancora gli anziani. I miei genitori erano tappezzieri e mio nonno sellaio: ho sempre osservato e ammirato chi produceva con le proprie mani.
I miei primi lavori sono stati marcati dall’attenzione per la cesteria tradizionale laziale – la regione dove sono cresciuto e dove abito – ma  per me è importante il dialogo con altre tradizioni e quindi sono interessato alla cesteria di altre regioni italiane e di altri paesi europei. Il confronto con diverse tradizioni è arricchente e permette di  realizzare, a volte in chiave contemporanea, cesti e intrecci che appartengono al passato, il cui uso cambia a secondo dell’immaginazione di chi li utilizza.

Il miglior modo per mantenere vivo un antico mestiere è adattarlo al mondo attuale.

Dettagli per i partecipanti al Workshop

Il workshop si svolgerà con un minimo di 6 e un massimo di 8 partecipanti.
Dove: presso Agriturismo La Badia – Località Badia, 18, 61020 Montecalvo In Foglia PU
Lingua del workshop: italiano e inglese
I cesti realizzati restano ai partecipanti

Il pacchetto del Workshop (6 settembre  – 9 settembre) include:

– 3 notti all’agriturismo (arrivo giovedì ore 17,00 – partenza domenica ore 15,00)
– cena del giorno di arrivo, pranzi e merende
– 3 giorni di corso
– visita all’Oasi faunistica La Badia
– tutti i materiali
Costo: € 350,00

Per chi non desidera pernottare nell’agriturismo   il costo del corso,
comprensivo dei pranzi di venerdì, sabato e domenica, di tutti i materiali,  è di € 250,00 .

Informazioni aggiuntive:

Alloggio in camera doppia con bagno.
Disponibilità camere triple o quadruple.
Supplemento per singola 20,00 euro al giorno.
Possibilità di alloggiare con la propria  famiglia (disponibili anche camere quadruple, prezzo  da concordare con l’agriturismo)
È richiesta una caparra – non rimborsabile –  a garanzia della prenotazione di 100 euro per il workshop entro il 5 agosto 2018.
Nel caso non si raggiunga il numero minimo di partecipanti il corso non si svolgerà e la caparra sarà rimborsata
La conferma del Workshop avverrà via email entro la data del 10 agosto 2018
Per prenotare o richiedere informazioni contattare Agriturismo La Badia
Email: info@agriturismolabadia.it – Tel: 0722 580485

Basketry in the farm

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Severino Todari

“Riné” Todari, 75 anni di mestiere

Severino “Riné” Todari è l’indiscusso maestro del crino marchigianocrino marchigiano (o crina, a seconda delle zone), ha imparato da suo padre quando era bambino e ha fatto crine e crinelle per tutta la sua vita, oramai sono 75 anni di “mestiere”: un’istituzione. Io ho avuto il piacere di incontrarlo un paio di volte negli ultimi anni, l’ultima qualche giorno fa quando siamo andati a trovarlo a casa sua a San Lorenzo in  Campo.
Complice la bella giornata, ci aspettava sulla strada, col suo bastone e ci ha apostrofato: “stavo facendo un giro, non arrivavate mai!”. Severino, da quel che lo conosco è così, diretto e onesto, uno cui piace la battuta e te la dice con l’occhio che già ride.

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Entriamo nel laboratorio e immediatamente ci accorgiamo che, nonostante l’età e gli acciacchi, ancora lavora e tanto. Sulla parete
ci sono appesi ad asciugare cesti da pesca e crinelle alternati in bell’ordine, sul tavolo sottostante panari e cesti elaborati.
Sedie di legno con sedute rifatte in salice bianco stanno sparse un po’ ovunque, il camino è acceso e gli attrezzi sono sul bancone
da lavoro (assieme ad un fondo rotondo di salice bianco ben stretto nella morsa): li ha affilati in attesa del nostro arrivo, pensava  volessimo lavorare con lui e ce li ha preparati.

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Un gesto gentile di una persona gentile che ha sempre condiviso con piacere le sue conoscenze con tutti quelli che hanno chiesto di imparare. Già perché Severino è una di quelle rare persone che è felice di insegnare tutto quello che sa, un maestro nel vero senso del termine, competente e saggio, ma al tempo stesso di un’umiltà disarmante: cosciente che l’arte della cesteria è un patrimonio immenso, è sempre curioso di farsi mostrare tecniche o materiali che lui non conosce, e ti osserva e ascolta con attenzione, facendoti domande mirate e finendo per capire e imparare nel giro di pochissimo tempo.

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Abbiamo passato un’oretta a guardare i suoi lavori chiacchierando di lui, di tecniche e di materiali, Daniela gli ha chiesto dove avesse imparato a fare certi motivi che ricorrevano nei cesti ancora freschi in bella mostra sul bancone e lui con aria sorniona le risponde che quelle sono “todarate”, ovvero invenzioni tutte sue, viste chissà dove  e rifatte con estrema sapienza. Lo stesso è per le sedute in salice bianco, ha preso l’abitudine di rifare col salice quello che tutti gli
altri fanno con la corda!

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Scendiamo in cantina a vedere il salice raccolto e messo a bagno in attesa che sia il momento di sbucciarlo. Da qualche anno è il
genero che pota i salici per lui, Severino non deve fare sforzi, anche se scopriamo dai simpatici battibecchi con Maria, sua moglie, che Riné non è così ligio come vorrebbero… “faccio quello che mi sento e che ho voglia di fare… perché, se non ho voglia di fare una cosa che non mi va giù, manco morto!” e ride, con Maria che lo redarguisce perché comunque ne fa troppe. Sono insieme da 58 anni e sono bellissimi da vedere, lui sereno e tranquillo, lei si agita e va in confusione. Lei dice una cosa e lui obbedisce facendo un po’ come vuole… e sorridono. Sorridono tanto, lui fa battute e lei ammette che fa “cagnare a fondo perduto”, nel senso che tanto sa che è un gioco di equilibri e a volte vince e a volte no.
Saliamo a prendere un caffè, Severino e Maria hanno una bella famiglia, figli, nipoti e pronipoti, le cui foto stanno sparse un po’
dappertutto, persino su un cuscino. Ai muri alcune foto dei “momenti di gloria” di Severino (la partecipazione a Geo&Geo) e il
premio che gli abbiamo dato noi lo scorso anno. Si chiacchiera e lui ci racconta della sua vita, è sereno e felice di quel che ha fatto e di quel che ha costruito col suo lavoro, un uomo in pace con se stesso e col mondo. “Severino, il momento più bello?” chiede Viviana, e lui ci racconta che la più grande soddisfazione della sua vita è stata quando riuscì a trasferirsi in quella casa e in quel podere e portando con lui suo padre anziano e malandato.

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Il primo anno che si trasferirono, avendo piantato già la vigna mentre tiravano su la casa, poterono fare la vendemmia e nonostante le difficoltà Riné volle portare il padre in cima alla vigna sulla sommità della collina dietro casa e da lì suo padre, mezzadro per tutta la vita, vide e si rese conto che quell’uva e quella vendemmia erano finalmente tutte loro. Questo e altri ricordi di famiglia sono le medaglie di cui Riné va giustamente fiero.

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Alla domanda di Daniela: “Ma Severino, voi, cos’è che desiderate adesso?” lui ridacchia guarda fuori della finestra e risponde: “e che desidero? Di vedere il mondo non è cosa, tanto lui va avanti senza di me. Vedi, io mi metto qua, guardo San Lorenzo… di giorno vedo le case… di notte le luci… e che desidero?” e ti sorride. severino025Un uomo sereno, felice di quel che ha, fiero di quel  che ha fatto,  curioso di imparare ancora come pochi, sempre disponibile, in definitiva un gran maestro e una gran  persona, perché come dice un mio amico catalano “non puoi essere uno se non sei prima l’altro”.

Betta Calzini

Severino a Mani che Intrecciano 2015

Corso di cesto Catalano

Il Cesto catalano – CISTELL DE BOLETS
Novembre 2013

Nel mese di novembre 2013, l’Associazione SaliceVivo ha organizzato un corso sul più tradizionale dei cesti catalani: il “CISTELL DE BOLETS”, cioè il cesto per funghi della regione spagnola della Catalogna. Il corso si è tenuto nella sede di SaliceVivo da Josep Mercader e sua moglie Magda, con la partecipazione di numerosi soci.

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Il cesto per funghi o “cesto catalano” – come viene chiamato in Italia – è un cesto ovale, di salice e canna nella sua variante più tradizionale, con un fondo a griglia (cul de queixal) che è più rotondo e piccolo rispetto alla bocca del cesto, che tende ad essere ovale. Il manico, di solito, è “posticcio” e avvolto da vimini: un’arco di salice grosso che è ricoperto da alcuni montanti.

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Si tratta di un cesto veramente robusto e polifunzionale: non solo per funghi ma anche per fare la spesa, raccogliere frutti dall’orto e altri “lavori” gravosi.

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Josep Mercader è un professionista della cesteria; i suoi lavori spaziano dalla cesteria tradizionale alle architetture con materiali vegetali.

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Sua moglie, Magda, si dedica anche lei alla cesteria, intrecciando e sperimentando materiali diversi, ad esempio ceramica e salice.

Sia per i partecipanti, sia per i docenti che hanno tenuto il corso, si è trattato di un’esperienza unica ed eccezionale a livello professionale e personale.

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Per sapere di più su quanto realizzato in questo corso potete consultare l’articolo sul blog di Josep Mercader

leggi anche “Prima del cesto“, riflessioni di Valentina Spinetti

Festiwal Wikliny

3° FESTIVAL MONDIALE DEL VIMINE E DELL’INTRECCIO

Festiwal Wikliny – Nowy Tomyśl (Polonia) , 21-23 agosto 2015 (3rd World Willow and Weaving Festival)

Seguendo il desiderio di approfondire le conoscenza e per poter scambiare esperienze con culture diverse, Salicevivo ha partecipato nel 2015 al 3° Festival Mondiale del Vimine e dell’Intreccio che si è svolto in Polonia con una delegazione guidata dalla presidente Viviana Reggiani e alla quale hanno partecipato Carlo Borghi, Antonio Giannotti, Francesco Di Nicola e Vittoria Martinelli.

Questo evento mondiale – che si è tenuto nella città di Nowy Tomyśl con la partecipazione di oltre settanta nazioni – prevedeva un Concorso di intreccio che consentiva a tutti i partecipanti di conoscersi e scambiare diversi modi di lavorare, così come di scoprire dimensioni nuove di questa attività artigianale che in molti casi è una vera e propria professione. Secondo l’organizzatore della manifestazione, Andrzej Pawlak, lo scopo del Concorso era quello di trasmettere un messaggio chiaro: che, nonostante si viva in una società automatizzata e computerizzata, il rapporto tra le mani e l’anima dell’uomo non potrà mai essere sostituito da una macchina. Il Concorso è una parte centrale del Festival; al suo interno sono previste diverse categorie: cesti, mobili, oggetti d’arte, oggetti architettonici.

Durante la manifestazione si è svolto un interessante dibattito su “Intreccio e società” e sul ruolo che questa attività ha nel rendere possibile il dialogo fra le persone. Sono inoltre state presentate esperienze che sviluppano l’intreccio come metodo di terapia nelle scuole, con i disabili e nelle carceri.

All’interno del parco che ospitava la il Festival vi era uno spazio dedicato agli espositori con vari stand in cui erano esposti oggetti e opere d’arte in vimini che raccontavano la cultura e la storia dei rispettivi paesi di provenienza.

Molto significativo è stato il corteo che ha attraversato tutta la città e al quale hanno partecipato i rappresentanti di tutte le nazioni presenti alla manifestazione con le proprie bandiere e con i costumi tipici: la delegazione di Italia era costituita dal gruppo di SaliceVivo. Si è trattato di un corteo coloratissimo che è partito dal “Cesto più grande del mondo” e che, passando per le vie principali, è giunto fino al Parco della manifestazione per aprire la festa. Con grande piacere, SaliceVivo ha anche contribuito alla realizzazione dell’intreccio più lungo del mondo che si è snodato in senso inverso a quello del corteo e che ha collegato il Parco al “Cesto più grande del mondo”.

Francesco Di Nicola